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mercoledì 1 agosto 2018

Basilica San Bernardino alle Ossa







Dove è situata?


La chiesa di San Bernardino alle Ossa è situata in piazza Santo Stefano. 


La chiesa è conosciuta per il suo antico ossario costruito nel 1268 dalla Confraternita dei disciplini e oggi importante luogo di culto per i vecchi milanesi dove è possibile notare che le pareti sono per gran parte ricoperte da ossa a formare vere e proprie decorazioni.
Si trova accanto alla Basilica di Santo Stefano maggiore.



Basilica di Santo Stefano maggiore 

Si può arrivare prendendo:



  • METRO ROSSA: fermata DUOMO
  • TRAM : il 24 e il 27 (fermata - Via Larga)
  • BUS 54 (fermata - Via Larga)
  • BUS 60 - 73 (fermata -  Largo Augusto)

Storia:



Vale la pena visitare La chiesa di S. BERNARDINO ALLE OSSA, le cui origini risalgono al 12° secolo quando in questa sede sorgeva un ospedale per la cura dei lebbrosi (Ospedale di Brolo) e un cimitero annesso.

Dal  1750 venne edificata in stile barocco la chiesa di santo Stefano maggiore e pochi decenni dopo venne completata la chiesa adiacente di di San Bernardino alle Ossa.

Questa chiesa è situata in piazza Santo Stefano, è citata, come San Bernardino ai Morti, ed è  conosciuta soprattutto per il suo ossario adiacente (costituito nel 1298) dove migliaia di teschi, tibie e resti umani ricoprono completamente tutte pareti.

Appena si entra nella cappella se non si è preparati si rimane quasi atterriti  da una visione agghiacciante della morte che si manifesta attraverso gli scheletri.

Di un luogo così particolare e tenebroso sono nate tante leggende.
Una delle quali racconta che la notte di tutti i Santi gli scheletri si ricompongono e danno inizio alla danza dei morti: il rumore delle ossa che si ricompongono e ballano freneticamente si sente anche all'esterno della cappella.

Un’altra leggenda legata al campanile di S. Stefano maggiore racconta del fantasma di un monaco murato vivo nella torre, le cui urla, in alcune notti, si possono ancora udire.   


Alcune foto:






La cappella di San Bernardino alle Ossa:








Altare dell'Ossaro

lunedì 30 luglio 2018

Galleria Vittorio Emanuele di Milano

Dove è?

La Galleria Vittorio Emanuele si trova adiacente alla Piazza del Duomo di Milano.

Come si fa per raggiungerla?

METRO MILANO M1 : DUOMO










Storie sulla gallerie in generale...


La galleria Vittorio Emanuele II, galleria commerciale di Milano, collega piazza Duomo a piazza della Scala.

Qui in galleria si è sempre ritrovata la borghesia milanese ed è soprannominata " il salotto dei milanesi" per l’ambiente sfarzoso, elegante, ricco di prestigiosi negozi, di ristoranti, di bar alla moda e librerie.
E' in sostanza una strada pedonale coperta ricca di lussuosi negozi e locali di ritrovo.

Costruita in stile neorinascimentale è uno dei più importanti esempi di architettura europea in ferro e rappresenta l'archetipo della galleria commerciale dell'Ottocento.

La “Galleria” come la chiamano i milanesi è considerata come uno dei primi esempi di centro commerciale del mondo.

Già nel XIII secolo,  Bonvesin de la Riva, parlando delle meraviglie di Milano, evidenzia 60 porticati chiamati “coperti” che risalgono alla città medievale.

Questi porticati in gran parte vennero demoliti con l'avvento degli Sforza e poi con gli spagnoli.

Il coperto detto dei Figini, invece, fu demolito (1864) per ristrutturare e ampliare la piazza del Duomo e costruire la Galleria più bella di prima.

Coperto di Figini (1467 )

C’è da dire, inoltre, che Milano, sia sul territorio nazionale che in quello austriaco,  anticipò le gallerie commerciali sorte inseguito nelle varie capitali europee.

La galleria De Cristoforis, (costruita dal 1831-1832, commissionata dalla famiglia De Cristoforis e progettata dall'architetto Andrea Pizzala) collegava l'attuale Corso Vittorio Emanuele II con Via Montenapoleone, divenendo "sede" privilegiata della moda ed entrando nel circuito della sua diffusione.
Ha preceduto di 35 anni la più moderna Galleria Vittorio Emanuele II e che fu tra le prime architetture in ferro e vetro d'Italia, oltre che il primo passage commerciale italiano. Infine, questa galleria fu demolita il 1932-1935.



galleria De Cristoforis 
la galleria Vittorio Emanuele II

La costruzione della galleria Vittorio Emanuele iniziò nel 1865 e il completamento avvenne nel 1877.
Nel dicembre 1859, il re, Vittorio Emanuele II, aveva dato il via a una lotteria, per finanziare la modernizzazione della Piazza.  
I soldi raccolti non furono abbastanza, ma la lotteria attirò l’attenzione di stampa e dei cittadini. 
il municipio di Milano, allora, organizzò tre concorsi per raccogliere le idee e premiare la migliore.
Alla fine nel 1863, al terzo bando, si scelse il progetto di Giuseppe Mengoni (1829-1877), architetto e ingegnere dell'Emilia, a condizione di apportare alcune modifiche e di realizzare una galleria a croce, con due bracci di lunghezza differente, anziché una unica come da lui proposta.  
Per realizzare l’opera fu necessario demolire alcuni edifici circostanti molto antichi, come il quartiere Rebecchino e il coperto del Figini (edificio rinascimentale del 1467). Tuttociò provocando molte critiche da parte della popolazione.
La Galleria fu inaugurata nel 1867 e completata nel 1878 con l’arco di ingresso e la nuova piazza del Duomo.

Una breve visita alla Galleria:

Percorrendo la Galleria da Piazza della Scala o da Piazza Duomo, ci si ferma ad ammirare la grande cupola centrale in mezzo all'Ottagono

L'ottagono è lo spazio all'intersezione tra due bracci, quello principale, che collega piazza Duomo a piazza della Scala, (lungo 196,6 metri), e quello più corto (lungo 105,1 metri); la sua forma è stata ottenuta dal taglio dei quattro angoli all'incrocio delle gallerie.


In cima alle pareti si ammirano le quattro lunette dipinte che raffigurano i 4 Continenti in maniera allegorica: l’Europa, l’America, l’Asia e l’Africa.



    L'Europa

    l'america

    L'Africa


      L'Asia

      La cupola centrale al suo apice è alta 47 metri.  Per poterla realizzare, insieme alla tettoia di copertura, si impiegarono 353 tonnellate di ferro e 7 milioni e 850mila metri quadrati di lastre di vetro rigato. L'ispirazione venne dalla Torre Eiffel di Parigi, che si inaugurò nel 1889, anno dell’Expo francese.


      I pavimenti della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano sono stati realizzati da artisti veneziani, e sono composti per la maggior parte da lastre di marmo, tesserine di marmo, e parti di pasta di vetro.

      Con uno sguardo di insieme, sembra di ammirare un enorme mosaico.







      Al centro della Galleria è presente lo stemma della casa reale dei Savoia (mosaico) e attorno allo stemma principale vi sono anche quelli (sempre mosaici) delle città di RomaTorinoFirenzeMilano (ognuna fu capitale del Regno d’Italia).

      Stemma di Milano

      Stemma di Firenze



      Stemma di Roma

      Stemma dei Savoia
















































      Inizialmente erano presenti all’interno della Galleria di Milano ventiquattro statue di gesso, raffiguranti ciascuna un personaggio italiano famoso, che aveva contribuito al progresso scientifico, artistico o letterario. Le statue erano state collocate su piedistalli alti circa tre metri.








      Tra i personaggi italiani famosi ricordiamo: Alessandro Volta, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Camillo Benso conte di Cavour, Leonardo da Vinci, Dante Alighieri, Cristoforo Colombo.....

      (Alcune di queste statue poiché si erano molte deteriorate furono tolte). 

      L'EMBLEMA DI UN TORO CHE RAPPRESENTA LA CITTÀ DI TORINO

      Al centro della Galleria Vittorio Emanuele II, dedicata al Re d’Italia, nell'ottagono centrale,  si trova uno stemma raffigurante un toro che rappresenta la città di Torino.
      Oggi luogo privilegiato per eventi e installazioni, è situato sul pavimento il simbolo nobiliare dei Savoia con una croce bianca in campo rosso ed il famoso toro raffigurato con gli "attributi" in vista.

      Stemma dei Savoia














      Il pavimento della Galleria Vittorio Emanuele II, è interamente rivestito da mosaici e uno di questi raffigura un toro rampante.

      Chi visita per la prima volta Milano, fa molto sorridere vedere tante persone che fanno le  giravolte sugli attributi del toro attendendo il loro turno.
      È un gesto scaramantico che ha le fondamenta nell'antica tradizione milanese, ma non ha nulla a che vedere con la buona sorte perché sembra che la tradizione sia nata come un gesto di disprezzo nei confronti della dinastia dei Savoia.

      La tradizione ha un valore sportivo nel mondo del calcio, perchè lo schiacciare i gioielli del toro, è diventato un gesto scaramantico di buon auspicio per il Milan e l’Inter e di malaugurio per il Torino e la Juventus.

      Non si conosce l’origine di questa credenza, nel corso  dell'Ottocento, il 31 dicembre anche i milanesi erano soliti compiere il rito, come auspicio di fortuna per l’anno nuovo.

      E’ usanza dire che: porti fortuna porre il piede sopra gli attributi del toro (simbolo di forza e vigore) e compiere una rotazione ad occhi chiusi facendo perno su quel piede. Da sempre migliaia di turisti e milanesi ogni giorno li schiacciano ritualmente come portafortuna!
      Secondo la leggenda però porta fortuna ruotare di 360° con il tallone del piede destro sui testicoli del toro solo alle ore 24 del 31 dicembre!







      Altre foto:











      da non perdere?

      • Lo stile eclettico della Galleria, con grottesche, cariatidi, lunette e lesene, tipico della seconda metà dell'Ottocento milanese.
      • La Libreria d’arte Bocca, in Galleria dal 1930, ma già presente in città dall’Ottocento.
      • Il caffè e l’aperitivo di Camparino in Galleria, ancora oggi affascinante luogo di incontro.
      • Il passaggio sui tetti, percorre i colmi del tetto per ben 250 metri lineari, permettono di osservarla in piena sicurezza, con l’accesso tramite due ascensori veloci posti all’interno del cortile di Via Silvio Pellico 2.  

      Buona visita

      domenica 22 luglio 2018

      Milano : La rotonda dalla Besana







      Dove si trova?

      Via Enrico Besana, 12

      20122 Milano














      La Rotonda della Besana trova accanto a Piazza Cinque Giornate, accanto ai Bastioni Spagnoli, nel tratto che da porta Vittoria si snoda verso porta Romana.

      La Rotonda che viene chiamata da tutti "della Besana", è ubicata sull'omonima via ed è stata costruita nei primi anni del Settecento come cimitero del vicino ospedale Maggiore. 



      È un complesso tardobarocco, completato fra il 1719 e il 1731 con la costruzione della chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri, a croce greca che oggi è sconsacrata, e del porticato a segmenti d'arco in mattone a vista che la circonda. 

      San Michele ai Sepolcri

      In passato lo avevano chiamato "Foppone", cioè grande fossa.

      L’area rimase in uso fino al 1782, quando l’Imperatore d’Austria Giuseppe II proibì le con una legge propria, di eseguire inumazioni entro le mura delle città dell’Impero Austro Ungarico, per questioni igienico-sanitarie.


      Sotto il pavimento del portico si estendevano profonde cripte destinate ai morti dell’ospedale e si stima che in questo mezzo secolo avevano raggiunto le 150.000 unità.


      Oggi la Rotonda è un'importante sede espositiva della città. 

      Il suo complesso composto dalla Chiesa di San Michele ai Nuovi Sepolcri, fu costruita da Attilio Arrigoni tra il 1695 e il 1700 e il recinto porticato che la racchiude, fu progettato da Carlo Francesco Raffagno e terminato da Francesco Croce nel 1731. 


      Il suddetto porticato è composto da un muro in laterizio (materiale artificiale da costruzione ottenuto dalla cottura di argille con quantità variabile di sabbia, ossido di ferro e carbonato di calcio) e con archi, Iesene e grandi finestroni.


      E' caratterizzato da un percorso rialzato e continuo formato da quattro esedre maggiori alternate a  quattro esedre minori con colonne binate.


      Il cimitero, chiuso alla fine del 700, fu interessato da alcuni progetti, uno dei quali prevedeva la trasformazione della Rotonda, in Pantheon del Regno Italico destinato ad accogliere le sepolture degli uomini illustri: ma questo progetto non fu mai realizzato.



      Perchè visitare la Rotonda della Besana?


      nel 1939 l’area fu ceduta al Comune che la restaurò, trasformandola in un’area verde pubblica utilizzata come spazio espositivo per mostre temporanee, proiezioni ed eventi culturali. 


      Dal 2014 è sede del MUBA - Museo dei Bambini di Milano.


      Alcune curiosità:


      • Molti pensano  che la Rotonda della Besana coincida con il Lazzaretto manzoniano, ma non è così: in quanto il lazzaretto citato nei Promessi Sposi coincide tra l’area compresa tra la chiesa di San Paolo al Lazzaretto e Corso Buenos Aire; mentre come abbiamo già detto la Besana si intende come l’ex cimitero seicentesco, extraurbano, e di pertinenza della Ca’Granda (l’Ospedale Maggiore di Milano). 
      • E’ Rotonda perché nel 1719 tutto il complesso venne cintato da un porticato, così da limitare il flusso delle acque dei Navigli che, nei periodi di piena, imputridivano la zona emanando un tanfo stomachevole e creando disagi alle bare non sepolte.
      • Enrico Besana nato a Milano nel 1813, fu un patriota e politico italiano, volontario e combatté, come garibaldino, nelle Guerre di Indipendenza combattute a Milano nel ’48. Ecco perché  la Rotonda è stata intitolata a lui come la piazza Cinque Giornate.

      Infine, la Rotonda della Besana è stata usata come "‘lo’ spazio espositivo di Milano", di tanti artisti e architetti come Luigi Veronesi, Fabrizio De André e Karl Lagerfeld etc..



      Alcune foto:














      San Michele ai Sepolcri





      Buona Visita

      martedì 17 luglio 2018

      Basilica di San Michele - PAVIA

      Dove si trova?

      Piazza S. Michele, 
      27100 Pavia PV


      TRENO:

      da 
      Milano Porta Garibaldi sotterranea

      Pavia








      Prima di raccontare la storia della Basilica, occorre guardare la mappa per comprendere al meglio la sua struttura.



      La basilica di San Michele è una delle principali chiese di Pavia ed è situata nel pieno centro storico che risale ai secoli XI e XII ed è un capolavoro di stile romanico Lombardo.

      La chiesa è dedicata a San Michele Arcangelo e fu costruita nel periodo longobardo.
      Nell'età carolingia fu affidata ai monaci di san Colombano di Bobbio ed era usata nelle cerimonie ufficiali.

      Nel X secolo è già ricordata come sede palatina cioè legata al palazzo del Re, tanto che la prima moneta longobarda raffigurava la chiesa di San Michele.

      Il primo edificio fu distrutto da un incendio nel 1004, poco decenni dopo la nuova chiesa, ricostruita verso il 1130, completata entro l'anno 1155 ebbe un'interruzione dovuta al terremoto del 03.01.1117.

      Nella basilica di San Michele fu utilizzata la fragile pietra arenaria colore ocra che presentava una pianta a croce latina ed un transetto sporgente rispetto al resto dell'edificio.

      "Serena bifida" scolpita in arenaria,
      sul portale destro della basilica

      La basilica è lunga 55 metri, mentre il transetto che misura 38 metri; all'incrocio, poi,  tra la navata e il transetto si eleva la cupola di forma ottagonale su pennacchi di stile Lombardo.

      Vista dal basso della cupola ottagonale
      La pianta a croce latina presenta una divisione in 3 navate, ciascuna delle quali si apre con un portone sulla facciata.

      Pianta della Basilica


      La facciata è adornata con sculture di arenaria a tema sacro e anche profano.
      Oggi purtroppo deteriorate dagli agenti atmosferici, nonostante un restauro conservativo degli ultimi decenni.

      Sopra il portale centrale,campeggia il titolare della basilica, 
      San Michele, che calpesta il drago.



      Nella facciata maggiore vi sono numerosissimi bassorilievi e sculture, che racchiudono una simbologia che risulta difficile decodificare nell'intento originario.








      Nel transetto ammiriamo la croce e il Crocifisso di lamina d'argento, 
      restaurati nel 2002.



      Crocifisso in lamina d'argento Il crocefisso di Teodote
      (X secolo). 

      Appena si entra in Basilica notiamo l'icona di San Michele:




      Il presbiterio è rialzato rispetto all'assemblea (di due gradini in meno rispetto al Coro).  
      Da qui si può ammirare, l’affresco con L’incoronazione della Vergine.



      Sulla trave il Crocefisso e le figure dolenti della Vergine e di Giovanni sono opera di Urbanino da Surso (seconda metà XV secolo). 



      La grande “maestà” in forma di tempio in legno dorato è del 1606. 
      A pianta centrale, è articolata su tre livelli, con balconate, nicchie e statue.


      L'altare marmoreo rettangolare è del 1383. 
      Nel 1580 fu rimosso dalla sua sede originaria e spostato in avanti. 
      Copriva il mirabile mosaico e un Labirinto. 
      Pertanto, grazie a ciò che se ne sarebbe salvata una parte.

      l'altare

      Adiacente all'altare possiamo notare la Pala in legno 
      di Giacomo e Giovan Angelo del Maino (XV secolo):


      Il capitello biblico più famoso e noto come "La morte del giusto".
      Nella famosa Morte del giusto San Michele, rappresentato nel ruolo di accompagnatore delle anime (psicopompo), con la lancia tiene a bada il demonio a cui sottrae l’anima del giusto (in forma di bambino) per trasportarla verso il Paradiso.

      Capitello biblico: la morte del giusto

      Questi giace, ormai cadavere e con le braccia incrociate in segno della tranquillità e della pace che si scorgono anche nel viso, sul lettuccio a due colonnine lavorate, visibili; la coperta, a belle pieghe, scende fin quasi a terra, come vedremo tra poco, in un prezioso affresco. L'anima ormai uscita dal corpo, è in figura di fanciullino che con un braccio si aggrappa, come a rifugio, al collo dell'arcangelo San Michele, alato, il quale è comparso improvvisamente a trafiggere, con l'asta, proprio nella bocca, il diavoletto pure alato, ma tricornuto, caudato e dagli artigli di uccellaccio; il quale diavoletto aveva già afferrato il fanciullino per una gamba, rivendicandoselo come ghiotta preda. Ma invano: Michele riuscirà vittorioso dalla lotta e, in funzione di « psicopompo » o accompagnatore di anime, recherà l'anima del Giusto in Paradiso.

      Alcune foto dell'interno:






      Cappella "VITA DI MARIA" - Madonna tra San Sebastiano e San Rocco
      (Moncalcalvo 1601 su Pala)
      E' interessante la cripta, di pianta quadrata, che  si estende sotto il presbiterio e l'abside ed è divisa in due navatelle con due file di sei colonne. 
      Secondo gli storici i capitelli risalgono per la maggior parte al XII secolo anche se alcuni appartennero probabilmente alla cripta della chiesa precedente (IX secolo).




      In fondo alla cripta, vi è il TESORO DI SAN BRIZIO
      (a cura dell'Associazione Amici dei Musei Pavesi)
      dal 2007-2013.






      Curiosità
      La Chiesa di San Michele è detta la chiesa dei Re:


      La Basilica di San Michele è nata nel tempo come edificio sacro destinato alle incoronazioni dei Re che furono incoronati come re italici dal 925 alla meta del 1150 circa (sec. IX-XII).
      Per esempio possiamo ricordare, Enrico II detto "Il Santo" (1004) e il Re d'Italia di Federico Barbarossa, il 17 maggio 1155 all'età di 32 anni.

      La chiesa usava la sua parte trasversale e i Re dal cortile fino alla porta principale.

      La Basilica fu progettata come una grande macchina scenografica, per accogliere, anche con effetti di luce e di sonorità adeguati, il complesso rituale delle incoronazioni.



      Quello che possiamo notare sono i ruderi della facciata originaria.
      Infatti sono rimaste parecchie tracce per cui la trasversale della chiesa risulta suddivisa su 2 piani con un impalcato di legno.
      La chiesa è di origine medievale ed è legata a simboli dell’incoronazione regale.

      Davanti all'altare, nella zona più sacra della chiesa troviamo l’immagine del labirinto circondato da figure e animali che ripetono le costellazioni del cielo.

      Il labirinto è spesso il simbolo della difficile e faticosa ricerca dell'uomo e del suo percorso attraverso i misteri della vita.



      Nel presbiterio, il luogo dell’altare, sopraelevato rispetto al piano delle navate, il pavimento era rivestito di un grande mosaico

      Il labirinto pavimentale del San Michele è corredato, ai lati del percorso a schema circolare, dei simboli della terra, del mare, del cielo, dell'uomo.
      L'anno, è raffigurato come un re incoronato, al centro del fluire dei mesi e delle stagioni.
      Pertanto, vi erano rappresentati i 12 mesi, di cui rimangono solo metà.
      Al  centro, poi, vi è l’immagine dell’anno e la corona in testa, sempre come richiamo alla regalità.

      IL MOSAICO PAVIMENTALE DEL PRESBITERIO - BASILICA DI SAN MICHELE 

      Dalla foto qui sotto, si può notare che chi ha restaurato ha lasciato
       le strisce circolari del labirinto:




       La ricostruzione più accurata e attendibile del mosaico presbiterale del San Michele è opera di Maurizio Costa (1980-84) che deriva dall'analisi dei frammenti residui e dalla loro integrazione, tramite i disegni d’archivio conosciuti. 
      Pertanto, non si riesce a collocare qualche frammento residuo, 
      nel quadro d’insieme della ricostruzione.
      Il mosaico pavimentale del presbiterio di San Michele,
      nella sua integrità (ricostruzione di Maurizio Costa).
       



      Richiamo alla regalità che si ripete al centro della tazza absidale con Cristo che incorona la Vergine.

      La chiesa era progettata come macchina scenica luminosa.
      La finestra, dove è raffigurato San Michele, illumina con precisione, solo in certi giorni dell’anno la nicchia di fronte.

      Nei giorni precisi delle incoronazioni, nella prima decede del mese di maggio, la luce che cade dalla finestra alta della cupola doveva illuminare la testa del Re nel momento in cui si presentava al popolo e l'Anno-Re del mosaico.



      Il luogo dove, secondo la tradizione, doveva avvenire l’incoronazione del Re, è segnato da cinque cerchi di marmo. Il cerchio centrale è stato rifatto durante i restauri dell’Ottocento.
      In esso è stata incisa la scritta in latino che fa riferimento alla cerimonia

      I 5 DISCHI DI MARMO, 






      PUNTO DI INCORONAZIONE

      Verso l'uscita, si può osservare la CAPPELLA DI SANT'ANNA 
      dove vi è una Pala del XVII secolo:

      Sacra Famiglia e Sant'Anna - Pietro de Pietri da Prema.

      Buona visita